Se seguite il blog e vi siete imbattuti in qualcuno dei post della serie Inspired, già sapete quanto io adori prendere ispirazione, appunto, da qualsiasi cosa per poi farci un trucco.
Detto ciò, come e ripeto COME potevo rimanere indifferente di fronte a quell'idea geniale della PaciugoPedia? E, finalmente, la terza edizione è la volta buona!
Se non sapete di cosa sto parlando, ecco qui un'immagine esplicativa:
Oppure, meglio, potete andare a leggere il post dell'ideatrice di questa splendida iniziativa, BeautyBats, cliccando QUI.
Il primo trucco mi ha subito entusiasmata, in quanto propone uno dei miei abbinamenti preferiti: verde/viola, ed è stato realizzato da I Love My Addiction:
Guardando l'immagine non ho avuto alcun dubbio su quali ombretti utilizzare e la forma del make-up mi è abbastanza familiare. Per questi motivi, penso di essere stata abbastanza fedele ed il risultato, tutto sommato, non mi dispiace.
su tutta la palpebra mobile, ad eccezione dell'angolo interno
- Kiko Glamorous Eye Pencil n°400, Oro
nell'angolo interno
- Neve Cosmetics Pastello Occhi Piuma/White
nell'angolo interno e sotto l'arcata sopraccigliare
- Urban Decay Glide-On Eye Pencil in Ransom
nella rima interna
- NYX Jumbo Eye Pencil n°618, Purple
lungo le ciglia inferiori
Per il trucco occhi:
- The Balm Jealous Jordana, dalla palette Shady Lady
sfumato nell'angolo esterno e nella piega dell'occhio
- MAC Humid al centro della palpebra mobile
- MAC Lucky Green nell'angolo interno, sfumato verso il centro
- MAC Nylon nell'angolo interno
- Urban Decay Zodiac picchiettato al centro della palpebra
- Urban Decay W.O.S. dalla palette Naked Basics
sfumato sotto l'arcata sopraccigliare
- Urban Decay Urban, dalla palette Electric
miscelato con il Duraline di Inglot per creare l'eyeliner,
sfumato lungo la rima cigliare inferiore
e picchiettato nella rima interna
- Mascara Essence Lash Princess
Per le sopracciglia:
- Nabla Cosmetics Brow Divine in Venus e Jupiter
- Essence Make Me Brow
- MAC Mineralize Blush in Gentle
- MAC Lipstick in Hot Tahiti
E questo è il risultato:
Nell'originale, il viola è decisamente più caldo ma in realtà anche nel mio trucco lo era, mi sono accorta solo dopo, nelle foto, che il colore appare molto diverso.
Per vedere tutti gli altri paciughi, eccovi la bacheca Pinterest, oppure potete sbirciare l'album creato su Facebook.
Spero che questa sia la settimana della svolta, il blog è silenzioso da troppo tempo, ma, come ho anche scritto su Facebook, è un periodo davvero ma davvero pieno.
L'articolo di oggi è dedicato ad una donna che è davvero un esempio di forza e coraggio, e che rappresenta quella rara bellezza di fronte alla quale mi ritrovo senza parole.
Oggi ho scelto di parlarvi di una donna di cui sicuramente tutti avrete sentito parlare ma il cui nome magari non collegate immediatamente alla storia. Anche io, come tutti ne avevo sentito parlare ma ho potuto approfondirne la conoscenza leggendo il suo libro "Io ci sono. La mia storia di non amore" edito da Rizzoli dove in prima persona racconta quello di cui adesso vi parlerò.
Lucia Annibali, una forza disarmante, un coraggio non facile da trovare e che può insegnare moltissimo su come affrontare le difficoltà. E qui non parliamo di una difficoltà qualunque. È il 16 aprile 2013 quando Lucia viene sfregiata al volto con l’acido da due albanesi all’interno del suo appartamento. Lei non ha dubbi, il mandante è Luca Varani, avvocato di successo con cui ha avuto una relazione che da tempo la perseguita.
Un uomo sicuramente disturbato - perchè una persona che arriva ad un gesto del genere non può essere una persona normale, non posso crederci - ma assolutamente lucido e in sè quando organizza un piano così tremendo, andando ad acquistare l'acido necessario, assoldando due sicari per portarlo a compimento, pensando a possibili alibi che possano scagionarlo.
Lucia è la vittima di un amore "non amore" di un uomo che non si è mai totalmente legato a lei ma che comunque non vuole lasciarla andare, Lucia è una forza della natura per l'atteggiamento che da subito assume verso quello che le è successo, trovando la forza per reagire ed anche quella per non far pesare sugli altri la sua sofferenza.
Non è facile leggere questo libro senza provare odio verso l'uomo che è stato capace di provocare
tanta sofferenza, non so come faccia Lucia a non farlo emergere dalle sue parole che risultano sempre di amore verso la vita e di speranza per il futuro.
Ci racconta di come tutto è cominciato, quasi per caso, una storia come tante. Avvocato lei, avvocato lui, ci si incontra per lavoro e nasce qualcosa. È una relazione strana la loro, non è ufficiale, Luca tende sempre a scappare ad un certo orario, a non farsi vedere in pubblico, a non rendere la cosa una vera relazione.
Finché Lucia non inizia ad insospettirsi e scopre un'altra donna, non un'amante passeggera ma una relazione che va avanti da anni e che comprende anche una convivenza. Si lasciano, poi lui ritorna, accampa bugie su bugie riguardo all'altra relazione; ogni volta però la situazione non cambia. Lui è ossessivo, la perseguita, la contatta continuamente, si presenta fuori dalla sua porta, cerca di riavvicinarsi a lei dicendole che con l'altra è tutto finito ma ogni sua parola è una bugia e Lucia lo sa per certo dopo che parla con Ada, l'altra, e in un confronto a tre lui ammette. Ma tutto torna a breve come prima e Lucia nonostante il grande dolore non riesce a staccarsi da quello che per lei, in quel momento, è vero amore.
Seppi dopo che avevo visto giusto: in qualche modo rattopparono lo strappo, erano ancora una coppia. Ricucito con lei, ricominciò a imporsi con me. Aveva scelto ancora lei, mi aveva mortificata, eppure mi cercava, voleva di nuovo il mondo anche da me, e la cosa più assurda di tutte è che mi mancava ancora.
Lo odiavo, ma ero felice di vederlo. Volevo che scomparisse, ma avrei fatto di tutto per parlare con lui ancora un po'. Mi nutrivo della sua presenza. Lo cercavo dove sapevo che sarebbe potuto essere.
Lucia diventa la sua amante, non può rinunciare a lui e sa che l'unico modo per averlo è dividerlo con l'altra.
Ma nonostante questo Lucia non è libera, lui controlla i suoi messaggi, è geloso di una sua possibile ed inesistente storia con qualcuno finché una sera durante una discussione le dà due schiaffi e in lei scatta qualcosa che la porta a cacciarlo. Neanche questa è la volta buona, lui torna nuovamente alla carica dicendole che con l'altra è finita, che vuole solo lei, che cambierà tutto ma... non cambia nulla, fino al punto decisivo.
Ero esausta, lo detestavo, vederlo mi provocava un senso di nausea, non riuscivo più nemmeno a fantasticare su un possibile futuro insieme. Fine della corsa. Fine della strada.
"Parliamone", "Dammi un'altra possibilità, una sola". Eravamo a casa mia. Mi salutò più di una volta senza andarsene e a ogni ciao mi diede un bacio sulla guancia. All'ennesimo chiesi un po' seccata: "Ancora?" Mi arrivò un ceffone violento, inatteso, irreparabile.[...] Ebbi quel giorno la certezza che da lì in poi avrei resistito ai suoi tentativi di ritorno, che non potevo umiliare me stessa fino a quel punto.
E Lucia resiste ma anche lui non molla, cominciano pedinamenti, insulti, minacce, fino alla sera dell'acido. Solo allora Lucia scopre che le manomissioni al suo impianto del gas quella volta in cui aveva chiamato un tecnico per una perdita erano opera sua, solo allora scopre che era riuscito a fare un duplicato delle chiavi della macchina e di quelle di casa, solo allora scopre di aver scampato qualche giorno prima del 16 aprile 2003 ad un altro attacco con l'acido.
Quella che noi conosciamo grazie al libro è una Lucia che ripercorre tutta la sua storia mettendo insieme tasselli del passato a cui ora riesce a guardare più lucidamente; ripensa ai campanelli di allarme che erano scattati nella sua mente tante, tante volte, cui lei non ha mai dato ascolto; capisce quanto sia stata fortunata ad essere ancora in vita, nonostante tutto. Perché Lucia sopravvive a quell'attacco con la faccia completamente deturpata dall'acido, priva della vista e con una mano devastata.
Solo un'equipe medica di primo livello come quella che trova a Parma e numerosissime e dolorosissime operazioni di ricustruzione riusciranno a portarla all'immagine della ragazza che possiamo conoscere oggi, segnata ma orgogliosa di mostrare il suo volto che è simbolo della sua forza e del suo coraggio.
Anche solo immaginare la sofferenza che questa donna possa aver provato è quasi impossibile; senza riserve nel libro ci spiega nel dettaglio gli interventi subiti, i giorni post operazione, la paura di rimanere cieca.
Sono di nuovo ferma come una statua, di nuovo sotto un cumulo di bende, ancora una volta priva della più piccola forma di autonomia e sofferente più che mai.
Una donna che dimostra quanto la sofferenza possa essere uno stimolo per fare qualcosa per gli altri.
Una forza racchiusa tutta nella dedica del libro:
A tutti gli ustionati che ogni giorno soffrono per riconquistare un pezzetto di vita. Siate orgogliosi dei segni che resteranno sulla vostra pelle perché ogni piccola cicatrice sarà per sempre testimone della vostra forza.
Luca Varani è stato condannato a 20 anni - pena massima che, consentitemi, è una pena ridicola - come mandante dell'accaduto.
Oggi Lucia cerca di essere un esempio per tutte le donne vittime del "non amore".
Vi consiglio di leggere questo libro, se ancora non lo avete fatto!
Ringrazio tantissimo Daniela per aver condiviso con noi questo intenso ritratto.
Vi ricordo che potete leggere la rubrica ogni primo lunedì del mese anche sui blog
Ebbene sì, rieccomi attiva nel mio adorato angolo rosa. E quale giorno migliore per riprendere le attività del blog se non il primo lunedì del mese?
Voi come state? Avete passato delle belle ferie? Vi siete riposati? Lo spero proprio.
Il ritratto di oggi è stato scritto da me. Mi sono imbattuta per caso in questa donna e, mentre leggevo la sua storia, mi formicolavano le mani, sentivo la necessità di impugnare una penna ed iniziare a scrivere. E' uno degli articoli più difficili che io abbia mai scritto e, probabilmente, quello a cui tengo di più.
Buona lettura.
Come ogni mattina, sono i rumori che provengono dalla cucina a svegliarmi. Rose, la cuoca, è la prima ad alzarsi, si mette subito al lavoro per preparare la colazione. Io la seguo a ruota.
Mi alzo, spalanco la finestra e, nonostante la camera non goda di una bella vista, rimango ad osservare per qualche minuto New York, in quel momento magico in cui si intrecciano i cammini delle persone. C'è chi mette fine ad una lunga notte e sta tornando a casa e chi si affretta ad iniziare la giornata. Il tutto circondato da quella che è la stagione che più dona a questa città: l'autunno.
Guardo le foglie per terra e mi chiedo se riuscirò mai a coglierne i colori. Un pensiero breve, da cui vengo distolta subito.
Il signor Smith, circondato dai suoi giornali, se la dorme beatamente. Stasera pagherà cara la sua debolezza, quando la moglie farà i conti e si accorgerà di quante copie gli sono state rubate sotto al naso.
La signora Harris, bambinaia dei Cooper, è già in strada con Alice ed Amber, che assonnate vorrebbero sicuramente tornare a letto invece che andare a scuola.
Mi giro verso destra ed eccole lì. Puntuali, la signora Hockley e la signora Dawson, con le loro orribili volpi spelacchiate attorno al collo, si recano alla parrocchia per la funzione del mattino. Da lontano il loro aspetto sembra sofisticato ma da vicino è solo pretenzioso. I cappotti sono consumati lungo l'orlo e sui gomiti. Le velette dei loro cappellini stracciate in più punti. Le calze in lana grezza hanno sostituito la seta. E nei loro sguardi duri e segnati tutta la rabbia per aver perduto un patrimonio e la dignità in quel maledetto 24 Ottobre.
Vorrei continuare ad osservare, scrutare, scoprire, ma prima il dovere.
Di fronte alla porta della mia stanza, lavata e vestita, liscio le pieghe della gonna, sistemo il colletto della camicia e guardo l'orologio. Trenta secondi. Il tempo di mettere al collo la mia Rolleiflex e sono pronta. Puntuale. Come sempre.
Giro il chiavistello, levo la catena, sblocco la serratura e con un profondo respiro esco fuori dalla mia camera. Dalla mia tana. Dalla mia sicurezza.
Scendo le scale ed entro in cucina.
- Buongiorno Miss Maier
- Buongiorno Rose - dico senza nemmeno sollevare lo sguardo. Aspetto un attimo, trovo la luce giusta e scatto.
Vivian Maier non sarebbe stata nessuno se, quel giorno del 2007, John Maloof, giornalista che voleva scrivere un libro su Chicago, non si fosse imbattuto in lei per caso.
A John servivano fotografie per il suo libro e quella cassa piena di negativi prometteva bene. Aggiudicarsela all'asta fu semplice e relativamente poco dispendioso.
Una volta a casa, dopo un rapido sguardo, John capì che sfortunatamente lì dentro non c'era nulla che potesse servirgli, ma poco tempo dopo, prestando maggiore attenzione, realizzò che per 380$ aveva portato a casa un tesoro.
Seguendo piccoli indizi, scoprendo informazioni importanti, digitalizzando alcuni negativi, John Maloof inizia a sviluppare una vera e propria ossessione per Vivian Maier. Ed è proprio grazie a questa ossessione che oggi sappiamo di trovarci di fronte ad una delle fotografe più talentuose del '900, una pioniera della street photography, una donna misteriosa con una storia singolare ed a tratti controversa.
Paradossale, forte, eccentrica, misteriosa, audace, riservata. Questi sono alcuni degli aggettivi usati dalle persone che l'hanno conosciuta e che Maloof ha intervistato.
Attraverso queste testimonianze, si può tracciare un ritratto di Vivian abbastanza accurato, che cambia notevolemente con il passare del tempo e che vede emergere zone d'ombra, oscure ed inquietanti, tanto da avvolgerla completamente negli ultimi anni della sua vita.
Nessuno può dire di conoscerla bene. Non ha mai avuto una famiglia sua e nessun vero amico.
C'è chi crede fosse di origini francesi e chi invece pensa che lei si sforzasse a parlare con quell'accento. Alcuni la descrivono come una bambinaia eccezionale, attenta, instancabile. Altri la definiscono paranoica, severa, a tratti cattiva.
"Era come una mamma per noi."
Tutti ricordano perfettamente la sua riservatezza. In ogni casa in cui ha risieduto, la prima richiesta era l'installazione di una serratura alla porta della sua stanza. Nessuno aveva il permesso di entrare lì dentro.
E poi c'era la sua Rolleiflex, perennemente al collo, pronta a scattare, la macchina perfetta per fotografare in incognito. A Vivian bastava abbassare lo sguardo per immortalare la scena. Non necessitava di pose particolari, aspettava solo il momento giusto, spesso lasciando il soggetto perplesso a chiedersi chi fosse quella donna e perché lo avesse fotografato.
Bambini, donne, uomini, ricchi, poveri, mendicanti, storpi, il suo obiettivo fotografico non risparmiava nessuno. Era come se Vivian volesse immortalare l'intera gamma delle emozioni umane. E non solo.
Miss Maier, così voleva essere chiamata, era un'accumulatrice compulsiva. Ed è proprio grazie a questa sua caratteristica che Maloof ha potuto scoprire così tanto su di lei.
Immaginate come sia stato per lui ritrovarsi di fronte ad un magazzino completamente stipato di scatoloni contenenti qualsiasi cosa. Dalle ricevute ai biglietti del pullman, da scarpe e cappelli a ritagli di giornale. Oltre a tutto ciò, centinaia di migliaia di negativi. Sì, avete capito bene.
La vita di Vivian potrebbe essere paragonata a quella della poetessa Emily Dickinson, la cui produzione non è mai stata divulgata dalla stessa e talvolta persino nascosta in posti impensabili.
Ma, a differenza della Dickinson, la Maier ha avuto una vita molto lunga ed intensa, ed un'attività fotografica davvero prolifica.
"La mia prima reazione quando ho visto il suo lavoro, era quel tipo di gioia che provi quando ricevi una sorpresa e senti che qualcuno, fino a quel momento da scoprire, rende improvvisamente disponibile il suo lavoro. E sembra così buono.
Sembra che ci sia un occhio autentico ed un vero e proprio esperto sulla natura umana e la fotografia e la strada e quel genere di cose che non accadono spesso."
Più John scopre della vita di Vivian, più fotografie sviluppa, più avverte la sensazione che ci sia un pezzo mancante.
Perché una tata è così appassionata di fotografia?
Perché non ha mai sviluppato il suo lavoro?
Cosa l'ha spinta a tale costrizione?
Chi era Vivian Maier?
"Era una donna diversa dalle altre. Indossava grandi cappotti con cappelli di feltro. Era come se nascondesse sempre le sue forme. Era molto alta e le piaceva indossare camicie da uomo. Camminava sbattendo i tacchi e facendo oscillare le braccia come un soldato. Aveva sempre la sua macchina fotografica attorno al collo."
Il mestiere della tata era per Vivian l'opportunità di fare qualcosa che le permettesse di stare dentro e fuori dal mondo. Questo le dava un certo senso di libertà. Aveva un rifugio, non doveva preoccuparsi di sbarcare il lunario, e, soprattutto, aveva tempo per la fotografia.
Ad un certo punto John Maloof comincia a chiedersi se divulgare il suo lavoro non sia una sorta di torto, un'ingiustizia nei confronti di questa donna misteriosa.
Cosa penserebbe Vivian?
Ne sarebbe felice?
Vivianne Maier nasce a New York il primo Febbraio 1926, da madre francese, Marie. Il padre scompare quando lei è molto piccola ed ha un fratello maggiore di cui non si sa nulla. Non ha rapporti con nessun membro della sua famiglia, tanto che l'unica zia che le rimane scrive nel testamento di non voler lasciare nemmeno un centesimo ai suoi parenti, per motivi gravi, di cui solo lei ed alcuni amici sono a conoscenza.
Comincia a lavorare come operaia in un'industria tessile, ma proprio per la sua voglia di libertà inizia a fare la tata. New York, Chicago, Philadelphia e tanti altri sono i posti raggiunti dalla donna. Un'altra sua caratteristica infatti è proprio quella di non voler mettere radici, fino al momento in cui gli Stati Uniti non sono più abbastanza.
Bangkok, India, Thailandia, Egitto, Yemen, Sud America, Europa... Per otto mesi, Vivian viaggia da sola, scattando migliaia di foto in giro per il mondo.
Grazie ad alcune foto e lettere, John riesce a risalire al paesino francese di provenienza, Saint-Bonnet en Champsaur, sulle Alpi. Lì ci sono persone che si ricordano di Vivian e si ricordano di lei proprio perché era diversa.
"In quel periodo - dice il sindaco del paesino, riferendosi agli anni '40 - le foto si facevano il giorno della comunione o del matrimonio. Vivian percorreva le vie di Champsaur e impazziva di fronte ad una montagna, o per qualcuno che lavorava nei campi. Per noi era davvero bizzarro."
E' mamma Marie ad aver trasmesso la passione per la fotografia a sua figlia. o almeno è questo ciò che John deduce quando un cugino di Vivian gli mostra una macchina fotografica appartenuta a sua madre ed alcune foto che la ritraggono molto piccola.
A Champsaur, inaspettatamente, Maloof trova più risposte di quante immaginasse.
"Caro signor Simon,
spesso guardo i miei vecchi capolavori di Champsaur, che voi avete ingrandito per me in cartoline. Adoro guardare questi bellissimi paesaggi e mi fanno pensare a lei. Questo è il mio problema. Mi chiedo se potessimo fare insieme degli affari, malgrado la distanza che ci separa. Adoro vedere lavori come i suoi, che sono molto difficili, come avrete senza dubbio notato.
Forse potrei inviarle i miei scatti per farli stampare. Ho un mucchio di scatti magnifici, che ho scattato con la mia nuova macchina Rolleiflex. Ho fatto tantissimi esperimenti da quando sono tornata negli USA e non sono così cattivi, anche se lo dico io stessa. E quando dico un mucchio, intendo un'enorme quantità.
Concludendo, non voglio alcun effetto patinato, preferisco un semi effetto. Usi la stessa carta che ha già usato per le mie altre cartoline. Ed infine mi faccia sapere cosa pensa della mia idea."
Questa lettera dimostra che Vivian sa di essere una brava fotografa, è consapevole del valore dei suoi lavori ed avrebbe voluto mostrarli alla gente.
Una spinta in più per continuare questo viaggio alla scoperta di una grande artista.
A poco a poco, all'idea di una donna particolare, intraprendente ed entusiasta se ne sovrappone un'altra, sicuramente inaspettata.
Sono gli ultimi bambini che Vivian ha cresciuto a ricordare la donna come una persona estremamente intransigente, distaccata, cattiva, a tratti disturbata.
Miss Maier è stata la governante di Inger dai cinque agli undici anni. La bambina compare in diversi scatti della sua tata. La portava a fare delle lunghe passeggiate, inoltrandosi nelle zone peggiori della città, luoghi in cui i genitori di Inger non avrebbero mai permesso che andasse.
E' la stessa Inger a raccontare, per la prima volta, che Vivian la forzava a mangiare: "Lei mi teneva giù e mi spingeva il cibo in gola, facendomi soffocare. E lo avrebbe fatto ancora e ancora. C'era molto di più di un lato oscuro in lei. La prima volta che mi ha colpito è stata quando avevo cinque anni, perché stavo imparando ad allacciarmi le scarpe. E non lo facevo bene. Ha iniziato a sbattermi la testa sulla libreria."
Vivian Maier ha una vera e propria ossessione per i quotidiani, che legge avidamente e conserva stipati in alte colonne che arrivano fino al soffitto della sua stanza.
"Aveva una passione per le cose bizzarre, grottesche, incongrue. Non era interessata alla dolcezza ed alla luce. Le piacevano i titoli che rivelavano la follia dell'individuo."
Sfogliando i ritagli di giornale, rigorosamente catalogati e conservati, Maloof nota una certa ricorrenza di parole come abuso su minore, violenza, stupro, vittima, vendetta, omicidio.
"Era cattiva. Non so come altro dirlo. Non so se avesse un lato oscuro. Ricordo che una volta mi disse 'Questi uomini vorranno che tu ti sieda sulle loro ginocchia. E dopo sentirai qualcosa che ti sta frugando.' Lei aveva questa rabbia nei confronti degli uomini."
"L'ho vista saltare indietro per la paura più di una volta, sai, a causa di un uomo. Diceva che non fanno altro che rovinarti e avrei dovuto fare attenzione e stare lontana da loro. Tutto ciò che vogliono è il sesso."
"Aveva paura di essere toccata."
E' inquietante ed orribile l'ipotesi che si fa strada ascoltando queste testimonianze. Una violenza, un abuso spiegherebbero il suo comportamento, spiegherebbero perché con il passare del tempo lei si sia lasciata sempre più travolgere dall'orrore vissuto, dalla rabbia, che ha finito per riversare sugli altri.
Quando una sua datrice di lavoro le confida di voler adottare un bambino, Vivian dice: "Se volete prendervi cura di qualcuno, perché non vi prendete cura di me?"
Negli ultimi anni della sua vita, Miss Maier è completamente sola, seduta su una panchina nel parco, con il suo cappello sbilenco ed una lattina di cibo freddo, pronta ad urlare contro chiunque le rivolga la parola. La fine di una vita intensa, passata ad osservare il mondo da dietro un obiettivo, come fosse una protezione. La macchina fotografica è stata per Vivian una sorta di tramite, un contatto con il mondo, che non avrebbe potuto farle del male. Non stavolta.
"Dovete tentare di disegnare, partendo dalle evidenze che avete, una certa comprensione dell'individuo. Credo che le sue foto mostrino tenerezza, immediata allerta per le tragedie umane e quei momenti di generosità e dolcezza. la vedo come una persona estremamente vigile, attenta, premurosa. E probabilmente faceva la tata perché aveva queste capacità."
(Joel Meyerowitz)
"Nel 1962, quando ha scattato tante fotografie, i bambini giocavano sempre negli anfratti. E' il più bel posto nel mondo. Andava sempre lì perché voleva che i bambini stessero un po' nella natura. C'era una macchia di fragole selvatiche lì da qualche parte.
A lei piaceva così tanto.
Per questo l'hanno sepolta lì.
E' un luogo dove loro la ricordavano felice."
FINDING VIVIAN MAIER
Dedicato a tutte le donne che cercano un modo di scappare da una realtà brutale.
Vi auguro di trovare la vostra strada verso gli anfratti della felicità.
Sta per terminare il conto alla rovescia. Da domani FERIE! Quasi non ci credo... In realtà, non andremo da nessuna parte, se non in alcune località sperdute del centro Italia, per seguire la nostra band preferita ed approfittare dell'occasione per conoscere un po' del nostro meraviglioso Paese. Ormai sono due anni che lo facciamo ed abbiamo scoperto tante deliziose piccole località, che altrimenti non avremmo mai visitato.
E poi c'è il mare... il mio paese ha la fortuna - l'unica - di trovarsi a metà tra Ionio ed Adriatico, quindi abbiamo l'imbarazzo della scelta: se è scirocco si va di qua, se è tramontana si va di là.
Glitter Rock non rientrava nella mia wishlist, avrei preferito di gran lunga Ether, che però era sold out... ovviamente.
Alla fine sono rimasta molto contenta della mia scelta. Questo ombretto si è rivelato carico di riflessi, luminosissimo ed affatto banale, come invece sembrava dalle foto e dagli swatches che avevo visto in rete.
In effetti, immortalare tali riflessi è più complicato del previsto.
In nessuna foto sono riuscita a cogliere le sfaccettature di Glitter Rock e per questo ho deciso di mostrarvelo in azione.
La consistenza della cialda è dura e ruvida e questo è abbastanza normale considerando che non si
tratta di veri e propri ombretti ma più precisamente di glitter pressati, con una base sheer di colore.
Tra quelli in mio possesso, Glitter Rock è proprio il più trasparente, soprattutto se applicato asciutto. Questo porterebbe a dire che la scrivenza è molto bassa.
In realtà, da bagnato - che è l'utilizzo consigliato - rilascia una scia scintillante di colore, semplicemente deliziosa.
A sx asciutto a dx bagnato
Il colore è una sorta di rosa, con riflessi melanzana e glitter argento. Applicato sulla palpebra risulta decisamente più scuro di come appare negli swatches.
L'applicazione non è delle più semplici, in quanto il colore va costruito e necessita di una buona base su cui aderire (per me che ho la palpebra secca, tale bisogno è amplificato). I glitter tendono a cadere sul viso, quindi bisogna arginare tale fenomeno o con una buona dose di cipria, da spennellare via dopo aver finito con il trucco occhi o utilizzando un kleenex con cui coprire la guancia durante l'applicazione, metodo che personalmente preferisco.
Non ho ancora trovato il pennello più adatto per questo ombretto e, come mostrato in questo video, il modo migliore, per adesso, rimane il dito bagnato. Non umido, bagnato.
Una volta terminato il trucco, la durata è fantastica: non va nelle pieghette, non vi ritroverete glitter in ogni dove e non perde di luminosità.
Lo ricomprerei? Assolutamente sì.
La reperibilità è ottima, in quanto potete trovare i Moondust Eyeshadow sia sul sito UrbanDecay.it, sia su Sephora.it ed in ogni punto vendita fisico Sephora che tratta il brand.
Nel frattempo ho anche acquistato una palette vuota per alloggiare i miei ombretti:
Per il trucco che ho realizzato ho usato:
- Fondotinta MAC StudioFixFluid NW20
- Correttore Fit Me di Maybelline n°10
- Cipria Natural Compact Powder di Benecos in Porcelain
- Terra Bourjois
Per le sopracciglia:
- Faint dalla palette Naked Basics di Urba Decay
- MAC Brow Set in Show-Off
- Longlasting Stick Eyeshadow di Kiko n°15 su tutta la palpebra mobile, sfumato con le dita
- Pastello Occhi Neve Cosmetics in Piuma/White sull'arcata sopraccigliare e nell'angolo interno
- Naked 2 dalla palette Naked Basics di Urban Decay nella piega
- W.O.S dalla Naked Basics di Urban Decay nell'angolo interno e sull'arcata sopraccigliare
- Mimesis di Nabla Cosmetics nell'angolo esterno
- Glitter Rock di Urban Decay picchiettato sulla palpebra mobile, prima asciutto e poi bagnato
- Industrial di MAC lungo la rima inferiore
- Bombay Black di Nabla nella rima interna
- Liquid Ink Eyeliner di Essence
- Mascara Lash Princess di Essence
Sulle guance
- Mineralize Blush di MAC in Gentle
Sulle labbra
- Smokin' Hot Pink di Wet'n Wild
E questo è il risultato:
Allora? Che ve ne pare?
Voi avete qualcuno dei Moondust di UD? Che colore mi consigliate per completare la palette?
Pochi ma buoni, i finiti del mese di Luglio. Vecchie conoscenze di cui era già pronto il sostituto e prodotti che mi è dispiaciuto terminare e che potrebbero ricomparire presto nel mio beauty.
Due boccioni in un mese dovrebbero darvi l'idea del caldo che si è abbattuto nel sud della Puglia. L'acqua termale per me è indispensabile per sopravvivere durante la giornata e, soprattutto, durante la nottata, quando ti giri e ti rigiri e vorresti strapparti la pelle di dosso. La spruzzo su viso, braccia e gambe... in continuazione, finché non svengo mi addormento. Inutile dire che ne ho iniziata e anche quasi finita un'altra confezione.
Gli shampoo de La Saponaria sono tra i migliori che io abbia mai provato. Posso dire che è in buona misura grazie a loro che ho perseverato nella svolta ecobio per quanto riguarda la cura dei capelli.
Ha un buonissimo profumo di arancio, delicatissimo e che rimane un po' sui capelli (dipende anche dall'intensità dell'odore del balsamo che uso), la consistenza è mediamente corposa ed una volta applicato fa un'abbondante schiuma che si risciacqua facilmente.
Questo in particolare ha un ottimo potere idratante ed una buona azione districante e disciplinante. Non appesantisce i capelli, a condizione che io lo alterni di tanto in tanto con un altro prodotto.
Infatti, l'unico aspetto negativo di questo shampoo è che se utilizzato per un lungo periodo tende a provocarmi un po' di forfora ed i capelli rimangono puliti meno a lungo.
Ho trovato altri shampoo che su di me funzionano meglio, ma non escludo di ricomprarlo in futuro.
Ho vinto questo balsamo labbra un bel po' di tempo fa, grazie ad Hermosa. Inizialmente mi ha conquistata il suo delizioso profumo di amarena, ma con un uso prolungato ho potuto apprezzare anche le sue proprietà idratanti. Non è tra i miei balsami labbra preferiti, ma è stato molto piacevole utilizzarlo.
Non credo lo ricomprerò in futuro, ma ci sono altri prodotti del marchio che mi incuriosiscono e le confezioni deliziose li rendono anche un bel pensiero da regalare.
Se non ricordo male questa cipria mi è durata un anno esatto, ho potuto utilizzarla quindi sia con il freddo sia con il caldo e posso affermare senza ombra di dubbio che mi è piaciuta tantissimo.
La tonalità che ho scelto è la più chiara, Porcelain, che si fonde bene con il mio incarnato, anche in estate, utilizzandone poca. Mi piace come uniforma la grana della pelle, come la opacizza in maniera discreta e come regge durante la giornata.
In estate, con le temperature che fanno un baffo al Monte Fato, ha ovviamente una durata inferiore e dopo tre o quattro ore bisogna ritoccare mento e fronte. In inverno, autunno e primavera, regge tutta la giornata. Ho notato che se ne applico troppa, col passare del tempo tende a segnare troppo le zone in cui sono presenti le rughette, i lati del naso, della bocca, la fronte, ma basta trovare la giusta quantità per ovviare al problema.
Ha un costo molto basso ed una buona qualità, penso proprio che in futuro potrei ricomprarla.
E' la seconda che termino e ne ho già iniziata una terza. In passato la utilizzavo con maggiore frequenza, ma da quando sistemo le sopracciglia con le polveri ammetto di averla un po' accantonata.
E' una buona matita, con una mina né troppo morbida da farla risultare pesante né troppo dura da renderne difficile l'uso. Il pettinino all'estremità è inutile per me, troppo piatto e rigido. Nella confezione è presente anche un temperamatite, considerando che il diametro è più piccolo di quello delle matite normali.
Non so se la ricomprerò in futuro, sono molto curiosa di provare alcuni prodotti in crema.
A me questo profumo piace tantissimo, ma non mi sono ancora decisa a comprarne una boccetta. Approfitto dei campioncini e lo tengo in borsa nel beauty.
E' un profumo fiorito ma decisamente caldo ed importante, ben equilibrato. A differenza di altri profumi che contengono Legno di Sandalo nelle note di fondo, che non amo particolarmente, questo rimane piuttosto dolce anche col passare del tempo.
E con questo è tutto. Voi avete finito qualcosa degno di nota?
Come sopravvivete all'estate? AIUTATEMI!!!
"L'amicizia nasce dalle occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise"
E sono ormai anni che io, Monica e Paola condividiamo emozioni, all'insegna di un lovvore che cresce ogni giorno, tra chiacchierate folli, risate incontenibili, ma spesso anche lacrime, ansie e paure. Un'amicizia nata grazie ad un libro, che si rinnova tra pagine e parole.
In questi brevi appuntamenti mensili, vogliamo condividere con voi letture che ci sono piaciute molto, che sono state significative, che ci hanno emozionato o che, al contrario, avremmo evitato volentieri
Due giorni fa, il termometro che ho in cortile segnava 50°C.
Direi che questo basta come giustificazione per la mia assenza dal blog, no?
Stare davanti al pc è più difficile del previsto, per non dire impossibile.
Stamattina, però, ho aperto gli occhi ed ho realizzato di aver completamente dimenticato la pubblicazione di questo post e sono corsa a rimediare.
Tre consigli prima di una breve pausa estiva, tre libri da leggere sotto l'ombrellone.
IL CONSIGLIO DI MONICA
- Pink Lady di Benedetta Bonfiglioli
TRAMA: Anna ha i capelli rosa, il volto coperto dai piercing e un dolore grande che solo l'amore potrà cancellare. Anna ha diciassette anni e, di fronte all'apatia e alla depressione in cui sono sprofondati i suoi genitori alla morte della sorella maggiore, reagisce solo con la rabbia. Verso di sé, verso i suoi, verso la sorella morta: ne sente la mancanza, vorrebbe non dimenticarla mai, nutrire il ricordo di lei con il suo dolore e nello stesso tempo vorrebbe ricominciare a vivere. Riuscirà a farlo tra i palazzi antichi di Belmonte, cittadina della Pianura Padana, dove deve ricominciare tutto da capo. Qui conosce l'amore: quello tra Ete e Paolo, quello gratuito di Silvia, quello di Marco e riscopre quello dei suoi genitori. Qui impara che il passato non si cambia e che non è una colpa lasciare che il dolore si plachi per tentare di essere felici.
Nella calura estiva della pianura padana, che tanto mi ricorda casa mia - purtroppo - questo libro si è conquistato un posto speciale nel mio cuore. Letto con trasporto qualche anno fa, ora mi sento di consigliarlo a tutte quelle persone che amano le storie d'amore estive, a quelli che credono nell'amore a prima vista e nell'amicizia che dura per sempre.
Consigliatissimo per una lettura piacevole, sotto l'ombrellone o sdraiati su un bel prato in montagna.
IL CONSIGLIO DI PAOLA
- La Terra delle Storie - L'Incantesimo del Desiderio di Chris Colfer
TRAMA: Per il loro dodicesimo compleanno, Alex e Conner ricevono in dono dalla nonna un libro di fiabe tutto speciale. Perché non è un libro e basta, ma la porta che si apre su un altro mondo, in cui fratello e sorella precipitano come Alice, lei per errore, lui per non lasciarla sola. Dall’altra parte c’è la Terra delle Storie, e il primo incontro in quella landa magica è con il Principe Ranocchio. L’avventura chiama. E nelle fiabe, anche nelle più note, niente è come appare...
Estate è tempo di letture leggere e divertenti, e non so voi, ma alla soglia ormai dei 35 anni, ancora non disdegno libri indirizzati ad un pubblico più giovane (per non dire bambini Emoticon tongue ) Uno di questi, che mi ha regalato veramente delle ore spensierate, è La Terra delle Storie - L'incantesimo dei desideri, di Chris Colfer (sì, proprio lui, l'attore di Glee Emoticon grin ). Chi tra voi lettori non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di cadere letteralmente nelle pagine di un libro e vivere le avventure che fino ad allora avevamo solo letto? E' quello che accade ai gemelli Alex e Conner, dodici anni, due caratteri diversi ma che si completano a vicenda. Con loro veniamo catapultati nella Terra delle Storie ed incontriamo tutti i personaggi che hanno fatto parte della nostra infanzia: Biancaneve, la Matrigna cattiva, Cenerentola, Cappuccetto Rosso… e il mitico Ranocchietto! Un'unica grande fiaba che coinvolge tutti i protagonisti che ben conosciamo e che dà voce, per la prima volta, alla storia dei Cattivi…"un cattivo è una vittima la cui storia non è ancora stata raccontata." Lo stile di Colfer è semplice, come lo deve essere un libro adatto ai bambini, ma allo stesso tempo le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono talmente dettagliate che chiunque può facilmente immergersi nella storia senza minimamente annoiarsi. Stupenda la copertina e stupendi sono i disegni che aprono ogni capitolo. L'incantesimo dei desideri è il primo della saga de La Terra delle Storie; a seguire Il ritorno dell'Incantatrice (anche meglio del primo) e L'avvertimento dei Grimm (tra le mie prossime letture). Per chi ama le fiabe e vuole tornar bambino.
IL MIO CONSIGLIO
- Dov'è Finita Audrey? di Sophie Kinsella
TRAMA: Audrey ha 14 anni ed è da tempo che non esce più di casa. Qualcosa di brutto è successo a scuola, un episodio di bullismo che l'ha profondamente segnata e ora lei è in terapia per rimettersi da gravi attacchi d'ansia e panico che non le permettono di avere contatti con il mondo esterno. Per questo indossa perennemente dei grandi occhiali scuri, il suo modo di proteggersi e sfuggire al rapporto con gli altri. Il fratello invece è un simpatico ragazzino ossessionato dai videogiochi che, con grande disperazione della madre nevrotica, non si stacca un attimo dal suo computer e dal suo amico Linus che condivide la sua stessa mania. Ma quando Audrey incontra Linus nasce in lei qualcosa di diverso... deve poter trovare un modo per comunicargli le sue emozioni e le sue paure. Sarà questa scintilla romantica ad aiutare non solo lei, ma la sua intera famiglia scombinata. Dov'è finita Audrey? è un romanzo caratterizzato da una grande empatia in cui si ride tanto e ci si commuove e in cui Sophie Kinsella riesce magistralmente a alternare momenti di puro humour a momenti più seri e teneri con grandissima sensibilità. I libri della Kinsella sono sempre stati per me un ottimo modo di passare qualche ora in spensieratezza ed allegria. Ottime letture da spiaggia, insomma. Purtroppo ultimamente mi aveva puntualmente delusa con storie che vorrebbero aggrapparsi alle tendenze letterarie dell'ultimo periodo, fallendo miseramente. Poi ho letto Dov'è Finita Audrey? e non solo ho ritrovato tanto della Kinsella che mi piaceva, ma ho apprezzato tantissimo il voler approfondire una tematica importante come quella della depressione e dell'esaurimento nervoso e farlo da un punto di vista adolescenziale. Che già scrivere di "adolescenti normali" non è semplice. La lettura scorre piacevole, tra sorrisi e risate per un umorismo tagliente, a tratti eccessivo, ma senza mai essere esagerato. Ma ci sono anche i momenti in cui il cuore ti si stringe nel petto e tu vorresti quasi entrare nelle pagine e stringere questa ragazzina così fragile e spaventata. Per fortuna c'è chi lo fa per te. E voi cosa leggete sotto l'ombrellone? Ancora quattro giorni e poi iniziano le tanto agognate ferie... Alla prossima, M.P.M