lunedì 7 luglio 2014

Ritratto di Signora #34: #BringBackOurGirls



Buongiorno e buon primo lunedì del mese a tutti. Ultimo appuntamento della rubrica, prima della pausa estiva. Ma non disperate, torneremo a Settembre più agguerrite che mai, con un paio di idee davvero interessanti.
Nel frattempo potete sempre seguirci sulla pagina Facebook di Ritratto di Signora.
La parola oggi spetta a quella tentatrice di Fede, del blog Stasera Cucino Io, che ha scelto un tema attuale e che coinvolge tutti.
Buona lettura!

È stato difficile, ma allo stesso tempo semplice scegliere di chi parlarvi.
Difficile perché mille idee si affollavano nella mia mente, tutte belle, tutte valide.
Facile perché gira e rigira tornavo sempre allo stesso pensiero.
Personalmente ho sentito la notizia ben più tardi di quando è accaduto il tutto (due settimane o forse più), ma da allora continua a tornarmi in mente.

Lo scorso 14 Aprile più di 200 studentesse Nigeriane sono uscite per andare a scuola, e non hanno più fatto ritorno alle loro case.
A rivendicarne il rapimento è stato un gruppo di guerriglieri, che cercano di giustificare la loro distorta visione del mondo mascherandosi dietro la religione. Quella islamica.
Il gruppo estremista Boko Haram (traducibile in maniera approssimativa con: l’educazione occidentale è sacrilega), si è infatti “preso il merito” di tale azione in un video, nel quale si spiega che le ragazze,  colpevoli di essere cristiane oltre che studentesse (ovviamente il gruppo terroristico sostiene che le donne debbano essere completamente analfabete), saranno convertite a forza, vendute come schiave e costrette a sposarsi.
Dopo la diffusione di questo video, lo scontento per come il governo nigeriano stava gestendo le cose  è cresciuto in maniera esponenziale.
Un gruppo di donne, madri delle ragazze, ma anche solo donne solidali con loro, ha cominciato a protestare, organizzando anche una marcia, proprio per chiedere al Presidente nigeriano un maggiore impegno nella ricerca al fine di liberare le ragazze.
In seguito a queste proteste, alcune delle organizzatrici sono state arrestate, colpevoli, secondo la first lady nigeriana Patience Jonathan, di voler solo infangare la reputazione del marito. Arrivando perfino a sostenere che le donne si fossero inventate tutto.
Non so voi ma questa cosa mi fa accapponare la pelle, non posso non chiedermi come una donna (ma anche un uomo) possa fare certe dichiarazioni, come sia possibile estraniarsi fino a questo punto dal dolore altrui, come fare a non sentirsi coinvolti in questo dramma?
A tutt'oggi (o per lo meno nel momento in cui sto scrivendo, magari quando pubblicheremo l'articolo le cose saranno cambiate) non si sa dove siano finite queste ragazze.
C'è chi sostiene che siano state allontanate dal pese e vendute come schiave all'estero, ma purtroppo nessuna certezza.
Nel frattempo però, giusto un paio di settimane fa, altre 60 ragazze sono state rapite nel nord del paese. Altre vittime che vanno ad ingrossare il numero di tutti quelli che soffrono a causa di delinquenti che si nascondono dietro la religione, ma che di religioso hanno ben poco.
Nella speranza che presto si trovi una soluzione, è partita una protesta che grazie ad internet e ai social network sta facendo il giro del mondo.
“Bring Back Our Girls” è lo slogan lanciato da Malala Yousafzai, icona della lotta a favore dei diritti umani e dei diritti all’istruzione delle ragazze, sopravvissuta a un attentato dei talebani nel 2012, che ha sottolineato l’importanza di non rimanere in silenzio di fronte ad atti di violenza come questo.

In molti vi hanno aderito, e anche noi vogliamo farlo.

Federica.









Nella speranza che queste ragazze possano riabbracciare, un giorno, le proprie famiglie e che episodi del genere non si verifichino più, noi di Ritratto di Signora, io, Monica di Booksland, Fede di Stasera Cucino Io, Francesca di Francy Lettrice Sognatrice e Daniela di Un Libro Per Amico vi auguriamo buone vacanze.


E, a tutte le signore, ricordate che:



Miki, Monica, Fede, Francesca e Daniela.

sabato 5 luglio 2014

#KosmetiKa Crema alla Calendula per Pelli Sensibili Review

Dopo più di cinque mesi, è arrivato il momento di cominciare a parlare dei prodotti Kosmetika che ho acquistato presso la bioprofumeria Kosmetika Point di Bari e che vi ho mostrato in QUESTO post.

In realtà, ciò di cui vi parlo oggi è stato un gentile e gradito omaggio che mi era stato fatto dopo la mia piacevolissima sessione di bioshopping.

Nonostante si tratti di un sample, la quantità contenuta nel barattolo, 30 ml, e la consistenza del prodotto hanno fatto in modo che potessi utilizzare la crema per un periodo di tempo abbastanza lungo per poterne fare una recensione completa.

Prima di parlarvi della mia esperienza, vediamo un po' quali sono le caratteristiche generali del prodotto:

CREMA VISO ALLA CALENDULA PER PELLI SENSIBILI


La crema alla calendula presenta proprietà idratanti ed emollienti. E’ una crema ideale per il trattamento estetico della pelle sensibile e delicata, che viene facilmente aggredita dagli agenti esterni quali vento, freddo e sole.


Modo d’uso: Applicare un piccolo quantitativo di crema alla calendula su viso e collo precedentemente puliti con latte detergente e tonico alla calendula. Massaggiare con movimenti circolari fino ad assorbimento. Applicare la crema mattina e sera.

Il prezzo, per la full size, è di 14,98 per 50 ml di prodotto.

Nonostante non si possa assolutamente dire che quello da poco terminato sia stato un inverno troppo freddo, la mia pelle ha risentito tantissimo del clima, dando il peggio di sé. Rossori diffusi, irritazioni, screpolature e secchezza generalizzata erano all'ordine del giorno e riuscivo a tenerli a bada con un buono scrub, nella fattispecie Maisenza di Lush, e idratando a fondo il viso, scegliendo creme e detergenti con proprietà lenitive e calmanti.

La crema alla calendula di Kosmetika è stata letteralmente una manna dal cielo.

Si presenta di colore bianco latte, con un profumo lievemente fiorito che mi ha portato alla mente l'odore della crema Venus che utilizzava mia madre quando ero piccola ( e che mi mettevo di nascosto!). La consistenza è morbida e corposa.
Le prime applicazioni sono state un po' problematiche, probabilmente perché non riuscivo a dosarne le quantità e mi ritrovavo al mattino con la pelle un po' unta, se la applicavo alla sera, oppure con fronte e mento lucidi dopo un'oretta, se la applicavo al mattino come base trucco.
In realtà di questo prodotto ce ne vuole una quantità davvero ma davvero piccola, più che sufficiente per idratare il viso a lungo.
Così facendo, i problemi di lucidità non si sono più ripresentati, nemmeno con l'aumentare delle temperature.
Per tutto l'inverno, grazie a questo prodotto, ho avuto la pelle morbida e ben idratata e se la applicavo nelle zone arrossate per il freddo o raffreddori vari, lati del naso, guance o lati della bocca, il sollievo era immediato e nel giro di qualche ora la situazione tornava alla normalità.
Il segreto della Crema alla Calendula, almeno dalla mia esperienza, è quello di farla assorbire molto bene e aspettare qualche minuto prima di applicarvi sopra il make-up. Così facendo la pelle risulterà sì morbida, ma decisamente asciutta, ed il trucco durerà intatto più a lungo.
Essendo adatta alle pelli sensibili, più di qualche volta, per pigrizia lo ammetto, l'ho utilizzata anche sul contorno occhi, che, come sapete, è molto secco, e devo dire che il risultato non mi dispiaceva affatto, stesso dicasi per le mani aggredite dalle basse temperature.
Si tratta insomma di un prodotto decisamente multiuso, perfetto per chi ha la pelle secca, ma consigliato, a mio parere, anche a chi ha la pelle mista e sensibile.

Questo è l'INCI:
 AQUA (solvente )  PALMITOYL COLLAGEN AMINOACIDS (non trovato)  GLYCERYL STEARATE (emolliente / emulsionante )  CETYL ALCOHOL(emolliente / emulsionante / opacizzante / viscosizzante )  PRUNUS AMYGDALUS DULCIS OIL (non trovato)  CALENDULA OFFICINALIS (emolliente )  ISOPROPYL MYRISTATE (legante / emolliente / solvente )  ISOPROPYL PALMITATE (antistatico / legante / emolliente / solvente )  PERSEA GRATISSIMA OIL(non trovato)  SODIUM HYALURONATE (non trovato)  COLLAGEN (additivo biologico )  CHAMOMILLA RECUTITA (emolliente )  PANTHENOL (antistatico)  PHENOXYETHANOL (conservante)  BENXYL ALCOHOL (non trovato)  POTASSIUM SORBATE (conservante)  TOCOPHEROL (antiossidante)  ASCORBIC ACID (antiossidante / agente tampone )  PARFUM (non trovato)



Voi usate una crema differente in base alle stagioni?

Alla prossima,



venerdì 4 luglio 2014

Le letture del mese #17: Giugno feat. LA is My Dream

Spero che non ci siano anche i ragni, perché se le ragnatele le posso tollerare, soprattutto se sono rosa e imperlate graziosamente di rugiada come queste, quei cosi zampettosi no!
Anche se non è assolutamente colpa loro se il blog è rimasto inattivo per tutto questo tempo.
Ma oggi si riaprono i battenti e si ritorna con la rubrica dei libri del mese, che oltretutto non ha visto la luce in quel di Maggio, per diversi motivi.
Come al solito, il post è in collaborazione con LA is My Dream, e potete leggere le sue letture QUI.

- Le sorelle Marsh di Amanda Hodgkinson




TRAMA (da Amazon):

"1913. Le sorelle Marsh – Vivian e Nellie – sono rimaste sole nella loro grande casa, immersa nell'atmosfera vagamente magica della campagna del Suffolk, dove Jane Austen aveva ambientato i suoi romanzi cent'anni prima. Ma a differenza delle protagoniste di ""Orgoglio e pregiudizio"", le Marsh hanno fatto voto di castità: nessun uomo avrebbe turbato il perfetto equilibrio delle loro vite e loro sarebbero state semplicemente le donne del fiume. Tuttavia niente può restare immutato accanto all'acqua che scorre: e così, durante un'inondazione, un affascinante forestiero arriva a sconvolgere la quiete della loro dimora, risveglia emozioni inconfessabili e cambia il corso del loro destino. 1939. La diciottenne Birdie, che sogna di diventare una cantante famosa, rimane incinta, senza un marito. Si rivolge allora alla madre Nellie che decide di far adottare la bambina alla sua nascita, per evitare lo scandalo. Birdie non si rassegnerà mai alla perdita della figlia e, venticinque anni dopo, deciderà di cercarla. Scoprendo così che le sorelle Marsh hanno ben altro da nascondere che un peccato di gioventù. Tre generazioni di donne scorrono insieme all'acqua del fiume – spettatore e malizioso complice della loro vita, custode dei loro segreti – in questo romanzo dalle atmosfere intriganti. Amanda Hodgkinson ama e fa amare le sue donne, fragili e invincibili eroine del vivere quotidiano."

Il primo libro che ho letto a Giugno, me lo ha fatto notare un'amica (grazie Fra' eh!), era in promozione su Amazon - gratis - e la trama mi ha subito ispirata. Le recensioni erano tutte positive ed alcune proprio entusiaste, inoltre parlava di donne e l'assonanza del titolo con le ben più famose sorelle March mi ha fatto ben sperare. Purtroppo come si suol dire "chi di speranza vive, disperato muore" e tale detto calza proprio a pennello a questa lettura mediocre.
A mio parere, gli elementi per un buon libro non mancavano: personaggi interessanti e ben caratterizzati da subito, ambientazioni suggestive, collocazione temporale abbastanza chiara e ben descritta ed un buon intreccio della trama. Peccato che nel corso della lettura diventi tutto troppo ripetitivo, scontato e noioso. Non ho trovato nulla delle suggestive campagne del Suffolk austiniane, ma anzi spesso le descrizioni mi riportavano alla mente le campagne delle novelle di Verga, che di "magico" hanno ben poco e che nel contesto di questo romanzo ci stanno come i cavoli a merenda.
Inizialmente le protagoniste sembrano donne determinate, indipendenti, con un carattere forte, ma alla fine si rivelano abbastanza sciocche e facilmente manipolabili, tanto che nessuna mi ha lasciato una buona sensazione dopo la lettura.
Il prezzo fissato dall'autrice per questo libro è di 9,99€, roba da WTF?! Il fatto è che non lo consiglierei nemmeno se fosse ancora gratis.

VOTO: 2/4

Prima di procedere con il secondo e ultimo libro letto il mese scorso, voglio parlarvi di un'altra mia passione, le fanfictions. E se non sapete cosa sia una fanfiction, beh... vergognatevi!!! U.U
Scherzi a parte, i miei due siti preferiti sono EFP e Fanfiction.net, che ho scoperto grazie ad una carissima amica, Silvia. Per colpa merito suo, ho conosciuto tantissime altre fanwriters, che ad un certo punto hanno sentito il bisogno ed il dovere aggiungerei io, considerato il loro talento, di uscire dai confini di EFP e confrontarsi con il grande pubblico.
La prima volta che ho letto Mirya è stato amore a prima lettura. Sempre grazie a Silvia, mi sono perdutamente infatuata della coppia Draco/Hermione, che inizialmente mi sembrava un’eresia, come probabilmente sembrerà un’eresia a gran parte dei lettori di Harry Potter. Silvia, la mia amica, scriveva una storia su EFP, una storia dolcissima e talmente verosimile che le Dramione sono diventate quasi un’ossessione e ne cercavo e leggevo in continuazione, fino ad approdare a Succo di zucca.
Era domenica, ero allettata con l’influenza e cominciai a leggere la storia combattuta tra il voler lasciare il mio esaltato commento ad ogni capitolo ed il voler andare avanti per sapere come sarebbe finita.

Se non volete innamorarvi perdutamente di Draco e guardare all’intera saga con occhi diversi, allora non leggete questa FF. Se invece siete curiose e di mente aperta, come lo sono stata io, allora scorderete o accantonerete anche solo per un attimo gli ultimi due libri della Rowling e questa ff diventerà una delle vostre storie preferite evah.

E' proprio di Mirya il libro con cui ho concluso, degnamente, il mese di Giugno:



TRAMA (da Amazon)

Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. 
Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro? 
Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti. 

Avete presente una bella canzone? Lo so, riesco sempre a mettere in mezzo la musica, ma è l’unico paragone con cui riesco a spiegare le forti emozioni.
Una canzone è bella quando vi è il connubio perfetto tra note, ritmo e parole. Quando il significato ti fa rabbrividire ed il ritmo ti fa fremere. Quando non vedi l’ora che finisca per farla ricominciare d’accapo e poi vorresti non finisse più.
Così è per me “Di carne e di carta”, letta diverse volte come fanfiction e riletto FINALMENTE come romanzo.
Le parole che Mirya usa sono come un mosaico perfetto. Nessuna è messa lì a caso. Ogni elemento ha una sua importanza e tra di loro si incastrano perfettamente in un risultato semplicemente fantastico.
I personaggi della sua storia, Chiara e Leonardo, ma anche Alessandra e Angelo, Ivano e Paula, Luisa e Renato, sono talmente ben caratterizzati che sembra di conoscerli da sempre. E non posso non nominare Sivieri, uno degli alunni di Chiara che ti strappa immediatamente un sorriso e ti fa scendere anche una lacrima.
L'intreccio di citazioni dantesche e ritornelli degli ABBA rendono il tutto ancora più piacevole e ricercato, perché non sono mai messi a caso, ma incastonati nella narrazione, brillanti come pietre preziose.
Un libro che vorrei di carta, che vorrei poter stringere tra le mani, che vorrei sfogliare e annusare, immaginando di sentire il profumo di Leonardo, il profumo del plumcake di Chiara, che mangerei togliendo i canditi anch'io, di essere avvolta dalla nebbia di Ferrara, ascoltando le meravigliose canzoni degli ABBA. Vorrei poter sottolineare tutti i passaggi che mi hanno strappato un brivido, un sospiro, un grugnito e una lacrima. E lo so che finirei per sottolineare tutto il libro.
L'idea della copertina è fantastica (anche se per me Leonardo è e rimarrà sempre quell'altro) ed un'idea del genere non poteva che venire da lei, che con le parole compie delle vere e proprie magie.
In attesa di vederlo in prima linea sugli espositori delle librerie, ringrazio Mirya per averlo pubblicato e, soprattutto, per averlo scritto.

Questo è uno dei tantissimi passaggi che più mi piacciono:

 [...] Hai descritto l’ipotesi di venire a letto con me come un prurito da toglierti, come se la considerassi una zecca molesta da schiacciare con un po’ di sesso… - si interruppe, colta da un’improvvisa illuminazione - Oddio, è così che mi vedi, vero? Un fastidio da eliminare. Tu mi detesti e sei disgustato dal fatto che il tuo corpo mi desidera, perciò non vedi l’ora di liberarti da questo desiderio una volta per tutte. Come se fosse un motivo di vergogna, come se io fossi un motivo di vergogna…
Leonardo non replicò, limitandosi ad abbassare lo sguardo e a stringere i pugni, e la certezza di avere ragione colpì Chiara come uno schiaffo. Era per questo, che sembrava sempre soffrire in sua presenza. Lei gli faceva schifo. E il fatto che la volesse fisicamente gli faceva ancora più schifo.

- Sai, forse ti dovrei ringraziare – concluse amara, voltandogli le spalle – Mi sono sempre chiesta cosa avrei fatto io, se nella vita vera avessi incontrato uno di quegli stronzi che fanno tanto sognare nelle storie, e che fanno capitolare la protagonista con la loro bellezza. Ora lo so. Per mia fortuna, ora so che sono in grado di incontrare lo stronzo più bello del mondo e di mandarlo a ‘fanculo.

VOTO 5/5 con lode e bacio accademico!

E voi? Che avete letto questo mese?

Alla prossima,
Miki&Patty.



martedì 10 giugno 2014

Una Nota Di Colore #8: Playing My Game, Lene Marlin

Musica è arte, musica è vita, musica è colore.

La musica può essere il filo invisibile che lega le persone, che consente loro di scoprire e di scoprirsi.
Può essere confronto, accordo e disaccordo.

La musica è storia ma anche moda, insegnamento e intrattenimento.

"Musica" è la parola chiave di questa nuova collaborazione, che vede, di nuovo, affiancato MikiInThePinkLand a LA is My Dream.


"Una nota di colore" è il nostro modo di raccontarvi qualcosa di noi, un modo per conoscerci e per farci conoscere. Una sorta di "get ready with me" che tanto va in voga su YouTube, con la differenza che il risultato finale è dettato unicamente dalla musica.

In questi dodici appuntamenti mensili, vogliamo fare un viaggio alla scoperta dei nostri album preferiti, raccontarveli, condividere con voi il ruolo che essi hanno o hanno avuto nella nostra vita e, ad ogni album, abbineremo un trucco e vi mostreremo i prodotti utilizzati.

Spero che l'idea vi piaccia come è piaciuta a noi, che la coltiviamo ed elaboriamo da oltre un anno.

Ogni secondo lunedì del mese, quindi, vi aspettiamo qui a cantare e truccarvi con noi!

E si ritorna, puntuali stavolta (in realtà per me con un giorno di ritardo -__-"), con il nostro appuntamento truccomusicale, ed il post di oggi è per me un tuffo nei ricordi, probabilmente più degli altri.

Quando MTV era un canale di musica - bei tempi quelli - condizionava irreparabilmente i miei gusti, e la mia playlist comprendeva tutte le hit del momento. Vi assicuro che, se penso ad alcune di quelle canzoni adesso, rabbrividisco. Altre invece, non solo furono la colonna sonora dei miei diciassette anni, ma hanno continuato a fare da sottofondo in molti momenti della mia vita.


Era il 1999, in casa mia era appena entrato un impianto stereo serio ed io riuscii in poco tempo - trafugando qualche lira qua e là ;) - a mettere da parte TRENTAMILALIRE (!!!) per comprare il mio primo CD. Non riuscirei mai a descrivere la felicità che provai quando, finalmente, fu mio.


Ancora oggi, quando lo guardo, lo sento come un piccolo tesoro, lo conservo gelosamente e lo ascolto volentieri di tanto in tanto.

Ho voluto includere Playing My Game in Una Nota Di Colore perché l'ascolto delle dieci tracce di quest'album ha suscitato e suscita ancora oggi in me fortissime emozioni, cullandomi dolcemente soprattutto in quei frequenti momenti di tristezza.

Probabilmente molti di voi, o almeno quelli della mia età, ricorderanno perfettamente Unforgivable Sinner, che adoro, ma che non è sicuramente, come spesso succede, la canzone maggiormente degna di nota di questo primo CD della cantautrice norvegese.

Ora forse con l'arrivo del caldo e del bel tempo, non è l'ideale, ma immaginate una fredda giornata d'inverno, il fuoco nel camino, una tazza di tè. Immaginatevi raggomitolati in una coperta calda, sul divano, vicino al fuoco. Fuori la pioggia scroscia , battendo sui vetri delle finestre, in un sottofondo cupo ma rassicurante. Questo non è solo ciò che mi viene in mente quando sento l'album, ma è anche lo scenario perfetto per godere di queste dieci piccole poesie, perché per me tali sono.

Sitting Down Here è, nel ritmo, la traccia meno triste. Si apre con la cristallina e bellissima voce di Lene e prosegue con una chitarra acustica piacevole e orecchiabile. L'inizio è lento, ma il ritornello è incalzante e ottimista.


Playing My Game, che dà il titolo all'album, è un dolce sussurro che prepara quasi alla successiva, travolgente Unforgivable Sinner. Di questa canzone mi piace tutto, dalla voce ai riff di chitarra. Il ritmo è coinvolgente, il testo cupo e seducente ed il risultato è un qualcosa di così ben riuscito che si spiega facilmente come mai la canzone sia balzata in pochissimo tempo in cima alle classifiche.

Flown Away è una delle prime canzoni sulle quali ho pianto, scossa dalle emozioni che mi suscitava. E' una dolcissima ninna nanna che trasporta in una dimensione onirica fatta di luce. Non so se l'intenzione di Lene Marlin fosse quella di parlare di morte o se ciò che descrive sia quell'attimo di smarrimento prima di prendere una decisione importante, sta di fatto che il testo si presta a diverse interpretazione, con alcuni passaggi che mi sono rimasti nel cuore:

The present like I never seen it before
Is this the right place to stay
Please my wings fly me away...

Su The Way We Are e So I See  non spendo molte parole, sono le tracce che mi piacciono meno, sia musicalmente che a livello di sensazioni che mi hanno suscitato. Le ho ascoltate pochissime volte.

Where I'm Headed è il terzo e ultimo singolo estratto dall'album e, non appena l'ho ascoltata, me ne sono innamorata. Molto bello anche il video, che racchiude alcune scene del film Les Mauvaises Fréquentations


One Year Ago è tristissima. Parla di una separazione e del dolore che ti lacera dentro. Il ritmo, le parole il ritornello sono come i pensieri che vorticano nella testa, i ricordi, i vari "e se" ed i "ma"

And she wishes today was one year ago
when you cared so much for her and loved her so
not a doubt in her mind that it would still be you
cause the love that you shared... it was true.

A Place Nearby è la canzone più malinconica dell'album, che racchiude i sentimenti che si provano quando una persona cara scompare, pensando a lei in un posto vicino. Trattenere una lacrima è quasi impossibile.

Per ultima ho lasciato quello che io considero il capolavoro di playing My Game, Maybe I'll Go





You think you've made it everything is going so fine

But then appears someone who wanna

Tear you down
Wanna rip you off those few nice things you've found
When and if you hit the ground.
Then it's falling kinda hard
Cause all you do is being yourself
Trying everything to succeed somehow.
But that's not the way things are right now.
Feeling kinda lost.


Triste, cupa, profonda, è incredibile quanto io senta così mie le parole di questa canzone


Ed è proprio a lei che mi sono ispirata per la realizzazione del trucco di oggi, oltre che all'atmosfera generale dell'album.

I prodotti utilizzati sono:

Per la base/viso:

- MAC Studio Fix Fluid NW 20
- L'Oréal Accord Parfait n°2, Vanilla
- Elf Mineral Booster
- Neve Cosmetics Blush Urban Fairy
- MAC Brow Set in Show-Off
- Rimmel Vinyl Gloss n°117, Mischief




Per gli occhi:

- Kiko LongLasting Stick Eyeshadow n°18, come base su tutta la palpebra mobile
- Matita color carne di Madina sotto l'arcata sopraccigliare









Dalla palette Mariposa di Urban Decay:
- Gunmetal su tutta la palpebra mobile
- Mushroom nella piega
- Haight nell'angolo interno, sfumato leggermente su Mushroom e lungo la rima cigliare inferiore
- Skimp sotto l'arcata sopraccigliare


- Kiko Glossy Eye Pencil n°500, sfumata lungo la rima cigliare superiore e inferiore
- Urban decay 24/7 Glide-On Eye Pencil in Radium nella rima interna inferiore
- Kiko Matita Occhi n° 716 nella rima interna superiore
- Chanel Mascara Le Volume

E questo è il risultato:






Con il flash






So che nel complesso, Playing My game possa sembrare un album eccessivamente malinconico, triste e monotono, ma trovo che sia comunque un buon lavoro e che valga la pena ascoltarlo.

Questo è il trucco di Patty, che potete vedere nel dettaglio QUI:


Spero che anche questo mese, l'articolo, il trucco e l'album vi siano piaciuti, alla prossima

Miki&Patty







martedì 3 giugno 2014

Ritratto di Signora #33: La ragazza afghana

Buon pomeriggio a tutti, con un giorno di ritardo, eccoci con un altro articolo della rubrica Ritratto di Signora, che abbiamo preferito rimandare ad oggi visto che ieri era la festa di un'altra amatissima Signora: la nostra Repubblica Italiana.



La parola spetta a Monica, del blog BooksLand, che ci trascina attraverso immagini e parole in un viaggio davvero emozionante.
Buona lettura!

Come ormai avrete capito, voi che mi seguite da un po’ di tempo, la fotografia è una delle mie passioni.
Poter fermare un momento in un frammento fotografico è qualcosa di veramente unico, lascia un’impronta e permette a noi stessi di ricordare cose del passato, momenti belli o brutti che siano.
Ci sono poi immagini che rimangono scolpite nella mente delle persone, fotografie famose in tutto il mondo ed è proprio qui che inizia questa storia.

Era una splendida mattina assolata, e mentre aspettavo che la mia dolce metà finisse di far colazione mi ritrovai a sfogliare un libro di fotografia.

A dire la verità era stata la copertina del libro ad attirare la mia attenzione, d’altra parte con un viso del genere era praticamente impossibile non rimanere folgorati.


Da quel giorno, sperduti in un ranch Canadese, in cui stavamo passando la nostra Luna di Miele, la mia passione (o ossessione chiamatela come volete) per questa immagine è cresciuta a dismisura.

Più guardavo la foto, più mi chiedevo chi fosse quella giovane ragazza. I suoi occhi fieri sembravano sfidarmi, e mi chiedevo quale fosse la sua vera storia.
Le poche parole che accompagnavano la foto (scattata dal gradissimo fotografo del National Geographic, Steve McCurry) parlavano di lei come una giovane profuga Afghana.
Il fotografo l’aveva incontrata, nel 1984, in un campo profughi a Nasir Bagh in Pakistan, vicino alla città di Peshawar; campo che ospitava i rifugiati fuggiti dall'Afghanistan occupato dai sovietici.

Al momento dello scatto la ragazza doveva avere circa dodici anni, era orfana ed era riuscita a raggiungere il campo con la nonna e i fratelli.
Poche righe che non rendevano giustizia a quel viso. Inutile dire che volevo saperne di più.

Il bello di questa storia, è che tutto il mondo era rimasto folgorato da quell’immagine. Quando uscì per la prima volta (nel 1985) sulla copertina del National Geographic tutti si chiesero chi fosse veramente quella ragazza, e soprattutto cosa ne fosse stato di lei.

In un paese perennemente in conflitto quante possibilità c’erano di riuscire a ritrovarla e scoprire di più sulla sua storia?

Nel 2002, esattamente un anno dopo il mio viaggio di nozze, Steve McCurry e il National Geographic decisero di intraprendere una nuova spedizione per ritrovare “la ragazza Afghana”.

Non era un periodo facile, non lo è tutt’ora per quei luoghi. La ferita lasciata dagli eventi dell’Undici Settembre era troppo fresca e il mondo guardava a quel paese come al luogo di tutti i mali del pianeta. Eppure, tra diffidenza, disperazione e guerra, una giovane donna stava per essere ritrovata.

Il giorno in cui vidi la nuova copertina del National Geographic rimasi scioccata. Avevo seguito la vicenda, ma non ero pronta a quello che avrei visto sfogliando il giornale




Mi ricordo che tornai a casa con il giornale stretto tra le mani. Era arrivato il momento di saperne di più su di lei, chi era veramente, cosa aveva fatto in tutti quegli anni? Così arrivata a casa mi accoccolai sul divano pronta a leggere l’articolo, che tanto avevo atteso.
Prima di tutto, devo dire che la redazione del National Geographic ha fatto diversi esami per essere sicura di aver trovato la persona giusta. Tra questi, l’articolo iniziale parlava di un esame dell’iride, che è un po’ come quello delle impronte digitali.. non c’erano dubbi, la donna che Steve McCurry aveva ritrovato era proprio la stessa ragazza.


Con un timore quasi reverenziale, guardai per la prima volta il viso di Sharbat Gula, quasi vent’anni dopo il primo scatto.


McCurry, e la troupe del National Geographic, erano riusciti a trovarla grazie ad un uomo che l’aveva riconosciuta. Sharbat aveva vissuto per anni nel campo profughi, insieme ai fratelli, e poi era riuscita a tornare nella sua terra di origine e viveva insieme al marito e ai figli sulle montagne


Credo che sia stato scioccante per McCurry trovarsi di fronte una donna completamente diversa da quella fotografata tanti anni prima. Per me lo è stato, tanto che inizialmente mi ero convinta che non fossero la stessa persona.


In occasione di una mostra, qualche anno dopo mi sono recata a Modena per vedere con i miei occhi quelle fotografie.


Osservando le foto a grandezza umana, alla fine mi sono convinta. La persona fotografata nel 2002 è la stessa del 1984.  Il problema vero, è ciò che questa donna ha dovuto passare negli anni.

La condizione della donna Afghana, sotto il regime talebano,  è sicuramente una delle più difficili da comprendere. Queste sono solo alcune delle restrizioni a cui vengono sottoposte:

- Completo divieto per le donne di lavorare fuori di casa, il che vale anche per insegnanti , ingegneri e la maggior parte dei professionisti. Solo alcune donne medico e infermiere hanno il permesso di lavorare in alcuni ospedali a Kabul.
- Completo divieto per le donne di attività fuori della casa se non accompagnate da un mahram (parente stretto come un padre, un fratello o un marito)
- Frustate in pubblico per le donne che non hanno le caviglie coperte.
- Lapidazione pubblica per le donne accusate di avere relazioni sessuali al di fuori del matrimonio. 
- Divieto per le donne di ridere ad alta voce.
- Divieto per le donne di indossare vestiti colorati vivaci. 
- Pittura obbligatoria di tutte le finestre cosicchè le donne non possano essere viste da fuori delle loro case.

Ne avrei tante altre da scrivere, ma credo che queste siano più che sufficienti a descrivere il mondo in cui una donna come Sharbat è cresciuta. Se a questo aggiungete un paese perennemente in guerra, è facile capire come quello sguardo fiero si sia trasformato in quello che vediamo nelle foto sopra riportate.

Non è facile per me parlare di questi argomenti, non giudico nessuno, ma al tempo stesso mi è sempre stato insegnato che in quanto persona io posso esprimere il mio parere su ogni argomento. Posso vestire come meglio mi aggrada, ho avuto la possibilità di studiare e di formare una mia personalità.


In questi ultimi anni, per fortuna, ci sono associazioni che stanno lavorando sul campo Afghano, per permettere alle donne di emanciparsi, di trovare una loro posizione e soprattutto per non dover più guardare negli occhi una donna come Sharbat e leggervi quel velo di tristezza infinita.



 



A queste donne coraggiose, va tutta la mia stima. A loro dico di non arrendersi e di continuare a credere che un futuro migliore può nascere, se lo si vuole e ci si crede.


Il mio ultimo pensiero va alla giovane Sharbat, a quella ragazzina inconsapevole che si è lasciata fotografare in un campo profughi. A lei che si è arrabbiata quando ha rivisto la sua foto per la prima volta vent’anni dopo, perché i vestiti erano sciupati, a lei che con i suoi occhi ha ispirato milioni di persone, alla donna che poteva essere e alle nuove generazioni che verranno.. spero in un futuro luminoso per tutte loro.

Monica.


Che dire? A me, leggendo, sono venuti i brividi, per la storia in sé, per la situazione in generale e perché, in questo momento, con il mio fidanzato in Afghanistan, mi sento particolarmente coinvolta.
Ringrazio Monica, per averci regalato questo piccolo pezzetto della sua vita e per averlo fatto con parole così emozionanti.
E grazie a voi che avete dedicato ancora una volta un po' del vostro tempo alla lettura della nostra rubrica, a cui teniamo davvero tanto.

Vi ricordo che assieme a BooksLand, partecipano al progetto anche

- Fede di Stasera cucino io

- Francesca di Franci lettrice sognatrice

- Daniela di Un libro per amico

Al mese prossimo,

Miki.